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Decostruzioni di Realtà: i nuovi approdi stilistici della ricerca di Andrea Sbra Perego

L’indagine di Andrea Sbra Perego è una ricerca che coinvolge la percezione della realtà attraverso la raffigurazione. Le ultime produzioni del 2018 sviluppano, amplificandole, le riflessioni già presenti nelle opere precedenti: l’essere umano abita un contesto urbano e sociale, è individuo ma anche gruppo, costituisce una moltitudine. Ogni soggetto vive e condivide una realtà, sia a livello personale che sociale. Così, se nelle serie di opere che vanno dal 2015 all’inizio del 2018, l’individuo era stato posto all’interno di luoghi metropolitani, adesso ci ritroviamo al cospetto, almeno all’apparenza, di quadri astratti in cui egli, pur essendo sempre presente, necessita per essere individuato del superamento di alcuni livelli di osservazione progressivi.
I luoghi di passaggio della produzione precedente e le persone che li abitavano, emergevano come soggetti specifici solo in maniera direttamente proporzionale alla quantità di attenzione che l’osservatore poneva nella lettura dell’immagine, rendendo quest’ultimo parte attiva e partecipativa della codifica del messaggio dell’opera.

Con le opere del 2018 ci ritroviamo al cospetto di immagini che ad una prima lettura risultano composizioni astratte. A guardarli da lontano appaiono come composizioni di colori e di sagome, equilibrate ed omogenee. In questo livello formale la compiutezza si esibisce a livello estetico negli equilibri delle campiture e dei volumi. Approfondendo l’osservazione però lo sguardo è subito introdotto in un secondo livello in cui si rivelano, a volte con più determinazione a volte solo di sfuggita, immagini precise: sono ancora lì le stazioni, gli aeroporti, le mappe, le cartine, le persone. Stratificate, ridipinte, strappate, coperte da più e più strati di intervento che creano una sorta di spiazzamento nell’osservatore il quale, incuriosito, è invitato ad una più attenta osservazione.
In alcuni casi intravediamo dettagli di ritratti, non più sagome umane indefinite, ma veri e propri ritratti che, nonostante siano ricoperti, quasi soffocati, da un’infinità di superfici materiche, insistentemente, vogliono far emergere la loro individualità. Il soggetto sembra quindi aver abbandonato la sua dimensione sociale di gruppo per addentrarsi in un contesto più definito sebbene meno circoscrivibile. La realtà, l’ambiente sociale, è ormai un luogo scomposto di cui solo i frammenti rimandano all’originaria identificazione di quegli spazi urbani e sociali che erano i soggetti delle opere precedenti.

Fotografie, vecchi dipinti, ritratti, mappe, scontrini, biglietti, appunti, vecchi schizzi, pezzi di carta di ogni genere che nel passato dall’individuo Andrea non avevano meritato la pattumiera/dimenticatoio, vengono ora ricomposti in un collage che non è solo bidimensionale, non interviene solo base per altezza all’interno della tela. Incollati l’uno sull’altro, tutti questi materiali costituiscono il supporto per il nuovo intervento pittorico. Pittura a olio, fotografia, spray-paint e collage, tutte le tecniche utilizzate fin ora da Sbra Perego, divengono la base d’intervento su cui operare in una sorta di riutilizzo etico di tutto quello che è rimasto delle esperienze precedenti. A questo punto, una volta terminato il lavoro, l’artista aggiunge il gesto, operando per sottrazione ed andando a strappare gli strati accumulati per rivelare di nuovo quelli sottostanti. Un gesto consapevole e premeditato di cui però l’artista non può controllare completamente l’effetto, in cui è lui l’artefice dell’azione che però conserva in se un margine di casualità.
E così, rivelando la profondità della superficie dell’opera, è come se l’artista aprisse uno scorcio su di una quarta dimensione. Non è una dimensione spaziale, le tele rimangono tele e non divengono sculture, ma è una dimensione temporale, di un tempo interiore, in cui l’artista esprime, attraverso le sovrapposizioni che celano e gli strappi che rivelano, le diverse dimensioni della realtà, quelle intime, individuali, introspettive.

In queste opere l’osservatore è invitato a non limitarsi alla superficie quindi, ma a dedicare tempo all’osservazione, poiché più tempo egli dedicherà, più dettagli sarà in grado di cogliere, più particolari potrà riconoscere. Proprio come una metafora appunto della realtà in cui tutti siamo immersi, composta da più livelli di consapevolezza e da più dimensioni di condivisione e di intimità che si alternano, dove in taluni casi noi siamo artefici del nostro destino, costruito con le nostre scelte e le nostre esperienze pregresse, ed in altri è solo il caso a stabilire il colpo definitivo che caratterizzerà la nostra posizione nel mondo ed il nostro cammino.

Ed è qui che si inserisce il terzo ed ultimo livello di lettura di questo gruppo di opere: la riflessione. Qualcosa che lo spettatore porterà con sé come seme che l’opera avrà instillato in lui. Una realtà sottesa alle cose e agli sguardi, che si rivela solo se cercata. Una realtà che da consapevolezza esteriore diviene indagine interiore. L’individualità che si emancipa dal contesto sociale e, pur non rinunciando ad esso, scopre una nuova dimensione intima e personale.

Sirio Schiano lo Moriello

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Date: 24 Ottobre 2018
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